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di Membro VIP di Annunci69.it Kimboy74
24.02.2026    |    3.270    |    3 9.2
"Kabul mordeva ancora, sul collo, sulla spalla, mentre il suo cazzo pulsava, pronto a esplodere..."
Giorgio fissava lo schermo del computer, le mani tremanti mentre controllava l'ultimo estratto conto. L'ultimo prestito era stato un disastro: la pensione, quel misero stipendio da ex dipendente di supermercato, era tutta impegnata in rate infinite. Aveva pagato gas e luce, ma il frigo era vuoto e le bollette si accumulavano come macigni. A sessant'anni, con il corpo appesantito da anni di turni notturni e notti insonni, non c'erano alternative facili. 'Prostituzione,' si era detto una sera, mentre fumava una sigaretta sul balcone. 'Almeno è veloce.' Allestì la camera da letto: lenzuola pulite sul materasso sfondato, una lampada rossa per dare atmosfera, un flacone di lubrificante e creme varie sul comodino. Scattò un paio di foto – torso nudo, pantaloni calati quel tanto da mostrare il pacco – e le caricò su un portale noto per annunci adulti. 'Uomo maturo, esperto, discreto. 100 euro l'ora. Solo anal,' scrisse, il cuore che batteva forte.

Il primo messaggio arrivò quella stessa sera. 'Kabul,' diceva il profilo. Giorgio non lo conosceva, ma bastò una rapida ricerca online per capire: Kabul era una leggenda nera tra le puttane del paese. Un immigrato robusto, con un cazzo cavallino che devastava chiunque. Le ragazze non gli davano neanche la figa, per paura che la sfondasse; preferivano mandarlo via o offrirgli solo la bocca. Ma Giorgio, disperato, rispose: 'Vieni pure.' Prese 100 euro in anticipo via bonifico, e si preparò. Aprì il tubetto di crema per fisting – quella densa, progettata per aperture estreme – e se ne spalmò una generosa quantità sull'ano, massaggiando per allentare i muscoli. 'Andrà bene,' si disse, ignorando il nodo allo stomaco.

Kabul bussò alla porta alle nove in punto, un colosso di muscoli e vene gonfie, con un ghigno predatorio. Entrò senza salutare, squadrando Giorgio dalla testa ai piedi. 'Sei tu il vecchio? Sdraiati e apri le gambe.' Giorgio obbedì, togliendosi i vestiti e posizionandosi a quattro zampe sul letto. Il culo esposto, ancora unto di crema, tremava leggermente. Kabul si slacciò i pantaloni, tirando fuori il mostro: un cazzo lungo almeno trenta centimetri, spesso come un polso, con vene pulsanti e una cappella viola gonfia. Non era ancora del tutto duro, ma già imponente. 'Non usi il preservativo?' balbettò Giorgio. Kabul rise. 'Con te? No, ti riempio e basta.' Si inginocchiò dietro, sputando sulla cappella per aggiungere saliva alla crema, e premette contro l'ingresso.

La spinta iniziale fu un'esplosione di dolore. Giorgio urlò, il corpo che si irrigidiva mentre quel cazzo cavallino forzava l'ano stretto. 'Cazzo, fa male!' gemette, le lacrime che gli rigavano le guance. Ma Kabul si eccitò proprio per quel suono: il suo uccello si indurì come legno, gonfiandosi dentro il canale anale, dilatandolo oltre il limite. 'Vecchio di merda, ti fai rompere il culo per 100 euro,' ringhiò Kabul, afferrandogli i fianchi e spingendo più a fondo. 'Per comprare gratta e vinci, porco.' Ogni parola era accompagnata da una stoccata violenta, il suono bagnato della crema che schizzava mentre il cazzo entrava e usciva, sfregando contro le pareti interne. Giorgio artigliava le lenzuola, urlando a ogni affondo: il dolore era lancinante, come se lo stessero squarciando, ma sotto c'era un calore perverso che lo confondeva.

Kabul non si fermò. Si chinò in avanti, mordendo il collo di Giorgio con denti affilati, lasciando segni rossi che pulsavano. 'Senti come ti apro? Il tuo culo è mio ora.' Pompava con ritmo crescente, il bacino che sbatteva contro le natiche flaccide del vecchio, il cazzo che spariva del tutto dentro quel buco devastato. Giorgio sentiva il suo stesso cazzo rimpicciolire, rattrappito dal terrore e dal dolore: era piccolo piccolo, flaccido contro il ventre, e mentre Kabul lo inculava senza pietà, perse controllo. Spruzzi di sperma acquoso gli colarono dalle palle, mescolati a getti di piscio che bagnavano il letto. 'Basta... ti prego,' singhiozzò, ma le parole si perdevano in gemiti rotti.

Il culo di Giorgio era esausto, i muscoli che cedevano, l'ano gonfio e rosso intorno all'invasore. Ma Kabul sembrava solo all'inizio della sua cavalcata: non scopava da mesi, e quel buco stretto lo faceva impazzire. Accelerò, grugnendo come un animale, le mani che stringevano i fianchi fino a lasciare lividi. 'Ti sfondo, puttana da quattro soldi.' Spinse a fondo, la cappella che urtava contro la prostata, mandando ondate di dolore misto a un piacere forzato che faceva tremare Giorgio. Sudore colava da entrambi, l'aria piena di odore di sesso e disperazione. Kabul mordeva ancora, sul collo, sulla spalla, mentre il suo cazzo pulsava, pronto a esplodere.

Alla fine, con un ruggito, Kabul venne. Fiotti caldi di sborra inondarono l'interno di Giorgio, lubrificando il passaggio e colando fuori in rivoli misti a sangue. Si ritrasse piano, il cazzo ancora semi-eretto che usciva con un 'pop' bagnato, lasciando l'ano spalancato, tremante, incapace di chiudersi. Giorgio crollò sul letto, ansimante, il corpo un relitto: piscio e sperma sul ventre, morsi sul collo, e un dolore sordo che irradiava dal culo. 'Hai finito?' mormorò debolmente. Kabul si rivestì, ridendo. 'Per stasera sì. Ma tornerò, vecchio. Mi piaci quando urli.' Se ne andò con i 100 euro già pagati, lasciando Giorgio solo.

Non passò un'ora: il dolore divenne insopportabile, un bruciore che lo faceva singhiozzare. Chiamò un'ambulanza, e finì in ospedale. I medici diagnosticarono una lacerazione anale grave – Kabul gli aveva rotto il culo davvero, con strappi che richiedevano punti e riposo assoluto. Sdraiato sul lettino, con un'infermiera che gli curava le ferite, Giorgio capì: anche la prostituta è un mestiere serio, non si scherza. Non era solo aprire le gambe per soldi; era rischiare il corpo, l'anima, per un ultimo prestito o un gratta e vinci. Ma mentre fissava il soffitto, un pensiero lo sfiorò: forse, con clienti più gentili, poteva farcela. O forse no. .....
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